Giulio Proli

cNm

Cassetta di Natura Morta

a-gi-1 a-gi-2La cNm parte dal recupero di oggetti che nel tempo hanno perso la loro funzione.

Una cassetta di plastica realizzata intorno agli anni 80 ed utilizzata fino alla metà degli anni 90 per scopi agricoli, plastica di alta ingegneria perché riesce ad essere leggera, grazie alle tante nervature e allo stesso tempo resistente perché le cassette se appoggiate ed incastrate una sopra l’altra riescono a raggiungere ad altezze di 4-5 m.

Mentre osservavo questo interessante oggetto che ha fatto parte delle mie lunghe estate passate nella bassa maremma laziale dove sono nato, sono usciti due elementi compositivi, il piano e il recinto.

Sul piano vengono posate una bottiglia, un vaso ed un bicchiere che necessitavano un appoggio ed un luogo dove VIVERE.

Così é nata la »cassetta di Natura morta», qui esposta in anteprima mondiale, che, ogni volta illuminata accende la Mia vita e abbraccia con un recinto ben visibile i miei ricordi.

Giulio Proli

Nasce a Tarquinia il 23 giugno 1979.

Si laurea in Architettura all’Università la Sapienza di Roma, ‘Valle giulia», con una tesi sul restauro e riuso funzionale del Mattatoio Comunale di Tarquinia, in cui è inserito un centro polifunzionale e museale per artisti.

La sua vera patria è comunque considerata la Maremma etrusca, principale teatro della sua attività critica e progettuale.

Sin da giovane é a contatto con la terra e con il mondo agricolo, di cui si appassiona. Da qui, il suo grande interesse per tutte le forme di produzione e industrializzazione del mondo rurale.

Pensa che l’uomo abbia paura dell’imprevisto e tenda a prevedere, analizzare, ordinare e delimitare tutto ciò che gli è ignoto, per questo motivo nel momento in cui analizza e decifra una realtà «altra», che scompone e svela, si sente vivo: il suo sforzo non è vano.

Attento ai mutamenti della natura, la eleva a emblema dell’insita sofferenza dell’uomo. Se si osservano i filari di una vigna, il tentativo di infondere equilibrio a uno squilibrio dettato dalla natura stessa ci appare palese: la vite esprime il suo disagio nel contorcersi attorno al filare, nello stesso modo in cui l’uomo contemporaneo, che vive nelle grandi metropoli, manifesta il proprio malessere nel sorreggersi agli appositi sostegni di una metropolitana. Il disagio espresso da entrambi (vite-uomo) è proprio di una natura auto regolativa, legata a regole dettate e predefinite, il cui fine ultimo è la PRODUZIONE.

Durante l’adolescenza osserva il lavoro di tanti artisti » d’Arte» del suo paese natale, come: AMANTINI, CALANDRINI,OMERO, MATTA, tutti intimamente legati all’arte etrusca, che rappresentano le radici della sua formazione.

Il progettista concentra la sua azione non solo sulla nozione dell’utile e sulla necessità d’uso, ma anche sul concetto di paesaggio originario, che si realizza attraverso un processo di decostruzione della struttura dell’opera stessa, fino a raggiungere il suo strato ultimo, ossia la forma pura.

Singolare la sua visione di storia, considerata come una sorta di recinto aperto, soggetto, nello spazio dei tempi, a nuove e svariate ideazioni, di volta in volta, «re-disegnato» e «re-interpretato».

Nel 2008 si stabilisce a Milano.

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